
Parigi, 11 gennaio. All’età di 89 anni si è spento il critico e cineasta Eric Rohmer. A darne notizia è stata la casa di produzione ”Les Films du Losange” per bocca della produttrice Margaret Menegoz. Figura centrale del movimento della Nouvelle Vague, Eric Rohmer, di formazione letteraria, comincia a occuparsi di cinema a partire dal 1948 collaborando con la rivista La Revue du cinéma, dove conosce André Bazin, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Jacques Doniol-Valcroze, e con Les Temps Modernes, diretta dal filosofo francese Maurice Merleau-Ponty. Nell’aprile 1951 Rohmer è tra i fondatori dei Cahiers du cinéma, rivista fondamentale per gli sviluppi della critica cinematografica moderna. Sulle pagine dei Cahiers i giovani turchi ci hanno regalato un nuovo modo di vedere il cinema. Rohmer, in particolare, si dimostra grandissimo estimatore di Alfred Hitchcock, fino all’ora considerato semplicemente un abile mestierante, e collabora alla sua consacrazione al rango di autore.
Suo interesse specifico sarà anche l’analisi dei rapporti tra il cinema e le altre arti, come rivela il famoso articolo intitolato “la celluloide e il marmo”, nonché la sua produzione cinematografica. Infatti, sul finire degli anni Cinquanta esordisce dietro la macchina da presa. Il successo non è repentino e il suo primo film, “Il segno del leone”, trova un distributore soltanto tre anni dopo il completamento delle riprese. Nel 1962 decide di lanciarsi nella produzione cinematografica fondando la società “Le Films du Losange” e da qui in avanti comincia per lui il crescendo di successi di critica. Rohmer ha saputo esprimere al meglio la propria arte laddove si è trovato a confrontarsi proprio con la tradizione letteraria: capolavoro indiscusso è certamente “La marchesa Von O…”, rilettura geniale della novella di Kleist, che supera soltanto di poco l’ultimo film del regista, tratto da un dramma pastorale barocco, “Les amours d’Astrée et de Céladon”, presentato a Venezia nel 2008. La cifra di questi e di altri titoli della filmografia rohmeriana è certamente quella della leggerezza, spesso affidata all’interpretazione di attrici giovanissime e bellissime. Un cinema capace di esprimere una sensualità tra le più delicate del panorama contemporaneo, ma anche tra le più efficaci.
Grazie Rohmer.
