“La giovane democrazia italiana è stata assoggettata”: ovvero, l’Italia è sotto una dittatura. Questo il pensiero di Sabina Guzzanti. Di sicuro a Cannes il contingente italiano non canterà le lodi del nostro paese. Nonostante l’assenza del Ministro della Cultura Italiana Sandro Bondi, Cannes comincerà comunque. E ci saranno comunque dei film italiani, pochi ma ci saranno. Mentre la Francia inorridisce di fronte alla ridicola e antidemocratica querelle bondiana, si prepara a sbarcare sulla Croisette Sabina Guzzanti con il suo discusso documentario Draquila.
Sandro Bondi ha definito il film “di propaganda” e ha deciso di non andare a Cannes per la sua presenza al festival cinematografico più conosciuto sul pianeta. Per fortuna, però, Draquila sarà proiettato e mostrerà alla Francia un’analisi impietosa delle azioni del governo Berlusconi durante la tragedia del terremoto a L’Aquila dello scorso anno. Ma non c’è solo la Guzzanti; in concorso nella selezione ufficiale porta il vessillo italiano Daniele Luchetti con il suo La nostra vita. Dopo aver ottenuto un discreto successo con Mio fratello è figlio unico neò 2007, il regista de Il portaborse torna nuovamente a Cannes con un film sull’Italia proletaria, interpretato da Elio Germano, Isabella Ragonese, Raoul Bova e Luca Zingaretti; un film che promette di essere forte e graffiante al punto giusto. Nella Quinzaine des Realizateurs, invece, c’è Michelangelo Frammartino con Le quattro volte. Frammartino è l’autore del piccolo capolavooro Il dono, film scandalosamente mai uscito al cinema ma che è comunque diventato un piccolo cult grazie ai canali distributivi indipendenti e all’attenzione di Fuori orario di Enrico Ghezzi. Le quattro volte è, come Il dono, un film dai toni agresti-animisti, che racconta quattro poetiche storie di passaggio di testimone da natura umana ad animale, da vegetale a minerale. Ambientato in Calabria e con nessun dialogo, il posto d’onore è occupato dalla natura, vero soggetto di riflessione in tempi drammatici come questi.
A completare la squadra italiana ci sono due giurati: Giovanna Mezzogiorno e Alberto Barbera, già direttore della Mostra di Venezia e del Torino Film Festival. E proprio la Mezzogiorno ha buttato benzina sul fuoco della Guzzanti, criticando il premier Berlusconi, che secondo lei “incarna tutti i vizi e i difetti del popolo italiano” e, dopo essersi dichiarata decisamente di sinistra ha allargato il discorso alla cinematografia del nostro paese, che secondo l’attrice è colpevole di “tenere in vita registi col polmone d’acciaio”, tradotto: registi sorpassati o che non hanno più nulla da dire che continuano a essere riproposti e altri, magari giovani, e magari con idee nuove e per questo considerate pericolose, che non riescono a girare film. Una cosa è certa: i nostri registi e attori italiani presenti a Cannes non porteranno un’immagine edulcorata del nostro paese.

