Anche quest’anno l’attesa è finita. Tra crisi finanziarie ed eruzioni di vulcani islandesi arriva il Festival di Cannes, ovvero la manifestazione cinematografica più conosciuta al mondo. Dal 12 al 23 maggio il mondo del cinema si ferma e fa capolino sulla Costa Azzurra, dove quest’anno ci sarà un festival che sembra in tono un po’ minore rispetto ai fuochi artificiali degli ultimi anni.
L’apertura del 63.esimo Festival di Cannes è affidata a Robin Hood, il kolossal di Ridley Scott con Russell Crowe nei panni del celebre arciere. Le pellicole in concorso sono 19 e a rappresentare l’Italia in gara ci sarà Daniele Luchetti con il suo La nostra vita, interpretato da Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese e Luca Zingaretti. Il cartellone è più che mai multietnico, dall’Europa all’Africa sino all’estremo oriente. La parte del leone la fa la Gran Bretagna, che in concorso schiera due autori molto apprezzati sulla Croisette come Mike Leigh, con il suo Another Year, e Ken Loach con il film bellico Route Irish, entrato in concorso proprio all’ultimo minuto. Anche la Francia presenta due titoli, La Princesse de Montpensier di Bertrand Tavernier e Tournée di Mathieu Amalric, tra l’altro interprete di numerosi film internazionali a partire da 007 Quantum of Solace. Dagli Stati Uniti arriva solo il thriller politico Fair Game di Doug Liman con Naomi Watts e Sean Penn, mentre molto rappresentato è il continente africano, con i film di Rachid Bouchareb, Xavier Beauvois e Mahamat Saleh Haroun, un autore molto quotato dopo il successo che Daratt ha ottenuto al Festival di Venezia del 2006, quando ricevette una menzione speciale dalla Giuria. Non mancano gli autori di rilievo internazionale: da Nikita Mikhalkov, che porta a Cannes il seguito del suo capolavoro Sole ingannatore, ad Abbas Kiarostami, che presenta Copia conforme, girato in Toscana e interpretato da Juliette Binoche, attrice-simbolo del Festival di quest’anno. Per l’oriente sono in gara due coreani, Im Sangsoo e Lee Chang-Dong, un cinese, Wang Xiaoshuao, e un giapponese, l’imprevedibile Takeshi Kitano, che per un anno tradisce Venezia per Cannes. Completano il quadro Alejandro Inarritu con Biutiful e l’ungherese Tender Son di Kornel Mondruzcko. Spetterà alla giuria, presieduta da Tim Burton, scegliere il film più meritevole della Palma d’Oro.
Solo fuori concorso, invece, due decani del cinema hollywoodiano, ovvero Oliver Stone con il seguito di Wall Street con Michael Douglas sempre nei panni dello spietato affarista Gordon Gekko; e poi Woody Allen, con il suo quarto film londinese, You Will Meet A Tall and Dark Stranger, che si avvale delle interpretazioni di Naomi Watts e Antonio Banderas.
Ma Cannes quest’anno ha dovuto anche contare delle assenze pesanti di autori che erano già dati per certi, a cominciare dall’attesissimo Terence Malick con il suo Tree of Life, ma anche Clint Eastwood, Cristopher Nolan e Darren Aronofsky. Chissà che questi nomi non segnino invece, tra pochi mesi, la rivincita veneziana.

