Ci sono scrittori bravi e meno bravi. Ci sono scrittori bravissimi, alcuni persino straordinari. E poi c’è Dostoevskij. Il geniale romanziere russo del XIX secolo ha segnato pagine indelebili della cultura mondiale e raggiunto vette che solo pochissimi altri hanno saputo solamente intravedere nella storia della letteratura.
E’ difficile adattare un romanzo di Dostoevskij, la potenza delle parole dei suoi libri è raramente stata rappresentata al meglio in trascrizioni fedeli. Lo Spazio Oberdan presenta alcuni dei migliori tentativi di portare Dostoevskij al cinema operati da grandissimi registi. La rassegna, che comincia il 15 e termina il 21 maggio, nasce da un vero e proprio evento teatrale che si tiene a Milano negli ultimi due fine settimana del mese. La Fondazione Hangar Bicocca ospiterà infatti la prima tappa del tour mondiale de I demoni, lo spettacolo kolossal di Peter Stein tratto dal terzo grande romanzo dostoevskijano. A L’idiota si avvicina invece l’omonimo film di Akira Kurosawa, uno dei pochi registi capaci di trasporre un romanzo di Dostoevskij in un film di alta qualità. Gli altri film, infatti, adattano racconti o romanzi brevi dell’opera di Dostoevskij, abbassando i rischi e raggiungendo esiti più o meno buoni. I nomi sono di primo piano: Le notti bianche di Luchino Visconti con Marcello Mastroianni e Maria Schell, Quattro notti di un sognatore (sempre da Le notti bianche) di Robert Bresson e Partner di Bernardo Bertolucci (da Il sosia). Sarebbe interessante una panoramica dei film dostoevakijani, ovvero quei film che anche se non adattano direttamente uno dei romanzi dell’autore russo, ne posseggono l’anima e pongono le stesse problematiche etiche e morali. Così sono nati grandissimi film, basti pensare a Woody Allen e ai suoi Crimini e misfatti e Match Point. Parafrasando il grande Totò sulla nebbia: “Dostoevskij c’è, ma non si vede”.

