Cannes 2010: diario 22 maggio

 

Dopo che nella giornata di ieri erano state prese eccezionali misure di sicurezza per scongiurare problemi di qualsiasi tipo per la proiezione del film Hors la loi, per il quale in Francia si continua a discutere animatamente, oggi è il giorno degli ultimi due film in concorso. E anche qui, ovviamente, non sono mancate le polemiche, in particolare sul film-epopea di Nikita Mikhalkov, Il sole ingannatore 2, seguito del magnifico film del 1994 vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes e dell’Oscar per il miglior film straniero. Mikhalkov, che con 12 nel 2007 a Venezia aveva illuso un po’ tutti sul suo ritorno ad alti livelli cinematografici, qui rischia di sprofondare ancora più in basso delle sue megaproduzioni come Il barbiere di Siberia. Mikhalkov ha goduto di mezzi e risorse straordinarie per girare questo film, oltre che all’egida governativa, visto che è stato Putin in persona a volere il film. La polemica si è scatenata per la rappresentazione edulcorata di alcuni passaggi storici e per la retorica eccessiva dell’operazione nel suo complesso, con gli altri cineasti russi che hanno pesantemente accusato Mikhalkov di tiranneggiare con modi staliniani il cinema del loro paese.

L’ultimo film, invece, è ungherese, si chiama The Frankenstein Project e racconta di un adolescente ribelle, senza padre e poco amato dalla madre, che si mette nei guai uccidendo una persona in una rissa. Il film di Kornel Mondruzco offre una rivisitazione del celebre romanzo di Mary Shelley e lo declina in chiave contemporanea, accreditandosi come possibile sorpresa dell’ultima ora.

E ormai è tempo di pronostici, visto che domani sera ci sarà il galà di chiusura con la consegna della Palma d’Oro; una rassegna in chiave minore quest’anno sulla Croisette, con poche novità e ancor meno colpi di scena. Il tutto all’insegna della continuità con il passato, a partire dai nomi dei registi, che sono stati per lo più i soliti noti. Nella rosa dei favoriti si iscrive di diritto Mike Leigh con Another Year, subito seguito da Biutiful  di Alejandro Inarritu. Ci sono possibilità anche per i padroni di casa Tavernier e soprattutto Beauvois, con l’acclamato Des hommes et des dieux. Qualche chance si può dare anche ad Apichatpong, ma solo per la presenza di Tim Burton come Presidente di Giuria. Insomma, il verdetto non sembra facile, nessun film spicca nettamente sugli altri. Praticamente nulle le chance per La nostra vita, ma il cinema italiano potrebbe rifarsi con il premio come migliore attore: vista la presenza di due giurati italiani la Palma a Elio Germano non è un’ipotesi così remota, anche se Javier Bardem e Lambert Wilson sono due candidati molto forti. Intanto, un premio per l’Italia arriva davvero: si tratta della scherzosa Palm Dog, che viene assegnata alla migliore interpretazione canina di quest’anno. La porta a casa Vuk, il vecchio border-collie de Le quattro volte di Michelangelo Frammartino.

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