Per rispondere al meglio alla complessità della produzione contemporanea, i maggiori festival europei ed extraeuropei cercano da tempo di differenziare l’offerta per il pubblico. Accanto alla competizione ufficiale, si trovano sezioni alternative che di frequente si rivelano persino più interessanti del concorso stesso. Oltre a dover cooperare alla comprensione del contemporaneo, però, il festival cerca sempre più spesso di offrire anche uno sguardo rivolto al passato. E così quest’anno a Locarno gli organizzatori hanno deciso di concedere la possibilità di ammirare l’opera completa di un genio della messa in scena cinematografica, uno dei più amati della storia del cinema: Ernst Lubitsch. I film in programma sono più di una trentina e coprono tutta la carriera del regista tedesco: dagli esordi del muto in Germania sino alle grandi commedie di epoca classica ad Hollywood. Lubitsch è, infatti, uno dei tanti uomini di cinema che dalla Germania si trasferirono oltreoceano all’inizio degli anni Venti. Al contrario di molti colleghi, Murnau in primis, Lubitsch riuscì ad adattarsi al meglio al sistema di produzione americano. Il sistema degli studios, invece di limitare la creatività del regista di origini ebraiche, riuscì a esaltarne le qualità. Dopo i grandi successi tedeschi della fine degli anni Dieci, in cui Lubitsch sembra parodiare i film storici allora in voga, troviamo film che rappresentano il meglio della produzione americana degli anni Venti. Titoli come Rosita, Three Women, Lady Windermere’s Fan, sono grandi prove di direzione registica in cui a una consapevolezza profonda nella gestione dello spazio filmico si associano grandi capacità di gestione dello spazio filmico e degli attori, nonché un gusto per la sintesi e il gag visivo. La leggerezza è la cifra che contraddistingue il “Lubitsch touch”; una poetica che si rivela non soltanto mezzo per intrattenere al meglio un pubblico desideroso di svago, ma anche una vera e propria presa di posizione nei confronti della vita. Il cinema di Lubitsch, infatti, sembra esaltare e nello stesso tempo sdrammatizzare l’erotismo e il sentimento amoroso in tutte le sue sfaccettature. Il suo è un cinema che si scaglia contro ogni pruderie, contro ogni tentativo di ridurre la personalità umana all’interno di schermi troppo restrittivi. Lo stile lubitschiano forse non funziona al meglio alle prese con i drammi storici ma si rivela vincente nel genere della commedia. Il sonoro non farà altro che fornire a Lubitsch un nuovo strumento utile ai suoi intenti dissacratori e iconoclasti. Moltissimi attori lavoreranno con lui, compresa la Divina Garbo che in Trouble in Paradise e in Ninotschka darà somma prova del proprio talento. Durante il festival potremo vedere anche due documentari dedicati al regista, il primo di Robert Fischer ricostruisce la vita di Lubitsch in Germania, mentre il secondo, di produzione francese, rappresenta un appassionante omaggio al genio cinematografico.
Lubitsch goes to Locarno
Published: 11/08/2010Posted in: Festival, Locarno, Panoramica, Ritratti

