Venezia 2010: Somewhere

Sofia Coppola presenta in concorso il suo nuovo film. Dopo aver vinto l’Oscar per i migliori costumi nel 2006 con il film Marie Antoniette la regista statunitense racconta, servendosi di un fantomatico divo hllywoodiano, le inquietudini di una vita all’apparenza perfetta. Johnny Marco è un idolo circondato da belle donne, macchine lussuose, feste esclusive e droga sempre a disposizione. Neanche un matrimonio fallito alle spalle e una filgia di nome Cleo di undici anni, riescono a distogliere l’attore da una vita fatta di eccessi. Ma proprio la piccola Cleo, arrivata per caso nel lussuoso Hotel dove il padre vive stabilmente, sarà la causa di profonde analisi introspettive che porteranno il divo a guardare in faccia la realtà della sua vita.

Ultimo film della regista statunitense, nonché il più intimo, Somewhere è un ritratto amaro della crisi di un uomo che vive nella città degli angeli. La Coppola racconta questa condizione attraverso Johnny (Stephen Dorff), uomo assuefatto da una vita inaccessibile ai più, ma ritualizzata e con il tempo divenuta monotona. Il malessere lo si percepisce guardando l’ottima interpretazione di Dorff, bravo nel caricare il personaggio di quell’apatia che si avverte negli occhi di chi vive in balia degli eventi e non riesce a ritornare in carreggiata. Tutto assume l’aspetto freddo della ripetitività, il film incomincia proprio con un’inquadratura fissa su di un breve tracciato automobilistico, percorso più volte dalla stessa autovettura che esce ed entra ai lati dello schermo. Come la Ferrari compie un movimento circolare, anche la vita del giovane protagonista sembra non avere punti di fuga. La Los Angeles di Sofia Coppola è lontana  dai soliti stereotipi che circondano il mondo delle Star, non ci sono luci ne tappeti rossi, solo molta inquietudine. Con la comparsa della figlioletta Cleo (Elle Fanning) qualcosa cambia; la vicinanza forzata di quest’ultima concede al giovane divo il tempo per la riflessione. C’è anche spazio per una triste comparsata del caro bel Paese; In Italia e precisamente a Milano, l’attore del film viene premiato in una fantomatica edizione dei Telegatti. Tra le comparse anche Simona Ventura, Laura Chiatti e Valeria Marini, la prima nel ruolo della conduttrice televisiva, la seconda nel ruolo di una delle tante amanti di Johnny e la Valeriona nazionale in quello di una improbabile ballerina di varietà. Omaggio alle divette nostrane o ridicola messa in scena della frivolezza che caratterizza molti dei programmi della nostra televisione? La risposta purtroppo sembra scontata. Questo film denuncia la condizione precaria e la pesante perdiata di valori generalizzata. Attraverso momenti di sottile ironia, La Coppola riesce a confezionare un lavoro piacevole e ben fatto.

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