Venezia 2010: La Belle Endormie

Presentato nella sezione Orizzonti, La Belle Endormie è un film diretto dalla non più giovanissima cineasta francese Catherine Breillat. La favola ben più nota della Bella Addormentata nel Bosco (1959) della Disnay lasciava qualche lacuna circa il periodo di coma vigile della fanciulla; a colmare quel vuoto di ben cento anni, come favola tramanda, ci pensa la Breillat con molta fantasia. Non proprio una favola per bambini, bensì uno strano esperimento per adulti.

In un castello sperduto nel bosco e nel tempo, nasce Anastasia, figlia della Regina. Il cordone ombelicale viene reciso dalla fata Carabosse in assenza di altre tre fate giovani e belle che, nel frattempo, si divertivano in un laghetto. La punizione per questo ritardo è presto fatta, la giovane principessa allo scoccare del sedicesimo anno di vita, si pungerà il dito con un ago e perirà. Per porre rimedio a tale sventura, le tre fate uniscono i loro poteri, riuscendo in tal modo a cambiare il sortilegio; la fanciulla non morirà, ma cadrà in un sonno lungo cento anni; ma tenendo in considerazione che, dormire per un secolo non è affatto piacevole, alla Principessa viene anche concesso di vagare nei suoi sogni in cerca di avventure.

Metafora del cammino che ogni bambina deve compiere per poter diventare una piccola donna,  le avventure della Principessa si riempiono di strani personaggi e ostacoli da superare. Filo conduttore dello stralunato viaggio onirico , un ragazzino incontrato per caso e velocemente perduto, il futuro Principe che dovrebbe risvegliare la bella dormiente. Il risveglio però sembra essere più brutto del previsto; dopo cento anni la vita sulla terra è cambiata, la giovane donna si trova a dover affrontare la cruda realtà del mondo contemporaneo e crescere non è più una favola. Prendere in prestito la struttura di uno dei film più amati del colosso statunitense e riadattarne i contenuti, non è impresa semplice. La regista francese, alle prese con il difficile compito di raccontare la crudeltà del diventare adulti, abbandonando il rifugio infantile, si perde in ottantadue minuti di confusionario viaggio in bilico tra sogno e realtà. Debole e banale, la storiella non riesce quasi mai a catturare l’attenzione; lento e confusionario, soprattutto nel finale, questo film risulta essere alquanto approssimativo. Nota positiva la si registra nella discreta interpretazione della piccola Carla Besnainou, Anastasia nel film. Nota per la sua reticenza nei confronti di tabù e bigottismi, la Breillat esaspera troppo questo tentativo di riscoprire una nuova femmilità. Tra favola e riflessione il risultato è una noiosa via di mezzo, che non sortisce un grande effetto.

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