Primo film Italiano presentano in gara, primo lungometraggio del regista Ascanio Celestini. Dalla fredda solitudine di un manicomio una voce fuori campo racconta trentacinque lunghi anni di reclusione. Nicola, bambino introverso dalla fervida immaginazione, convive quotidianamente con una triste realtà; la nonna, umile contadina, accompagna spesso il nipotino a vedere la mamma in manicomio. Alla morte prematura della donna, Nicola rimane solo con un padre assente, due zii balordi e la nonna. Temendo che anche il piccolo possa aver ereditato la malattia della madre, viene tenuto in osservazione all’interno dell’istituto. Fra realtà ed immaginazione, il bambino diventa adulto e l’unica cosa che scandisce la monotonia delle sue tristi giornate è il momento della spesa al supermercato con una suora. Da adulto Nicola ritrova per caso la sua prima infatuazione adolescenziale; la ragazza promuove una particolare miscela di caffè nel supermercato. Unico diversivo alla routine del giovane disturbato, diventa giorno dopo giorno una piacevole ossessione.
Tratto dall’omonimo libro, La Pecora Nera affronta un tema particolarmente scomodo. Tra finzione e poesia Celestini apre le porte di un luogo abbandonato da tutti, dove i pazienti hanno subito per anni l’atroce rimedio dell’elettro-shock come unica forma riabilitativa. Interno ed esterno si confondono nel film del cineasta italiano; un paziente sottolinea, guardando un medico ,che “se si toglie il camice diventa pazzo pure lui”. La sottile linea di demarcazione tra mondo dei “sani” e purgatorio dei pazzi è puramente fisica, oltre le mura la pazzia è una realtà celata. Protagonisti vittime di una paura inarrestabile, il film sembra suggerire che la voracità del mondo attuale ha raggiunto livelli incontrollabili, dove l’essere umano è isolato nella sua frenetica pazzia contemporanea. Il manicomio è sempre stato un luogo dove l’uomo veniva riportato allo stato di bambino, Celestini lo sottolinea a più riprese; il film infatti è scandito da una filastrocca cantilenante. Pungente, ma non un film di denuncia; il regista lo sottolinea descrivendo poeticamente una condizione esistenziale per lunghi anni tenuta nascosta. Ma quando le mura perdono la funzione primaria di celare o proteggere qualcosa, ciò che rimane è solo kaos. Molti applausi per Celestini e la sua Pecora Nera.

