| Sotto la porta di Rasho, due uomini discutono di una storia incredibile a cui hanno assistito e chiedono a un terzo spiegazioni. A un processo in cui sono stati chiamati come testimoni per l'uccisione di un samurai, le versioni date dal bandito accusato, dalla moglie del samurai violentata e dal fantasma del samurai (raccolta attraverso un medium) sono assai diverse, contraddittorie e inconciliabili.
Rashomon è un film fondamentale nella storia del cinema. E' uno dei primi film a pore il problema dell'identità e della relatività della esperienza. Costruisce una storia aperta, senza soluzione determinate, aperta a interpretazioni diverse, in anticipo sulle teorie dell'opera aperta degli anni Sessanta. E' un film che pone il problema della veridicità dell'immagine cinematografica: le tre versioni non sono solo raccontate ma riprodotte come vere di fronte ai nostri occhi. E' anche il film che fa scoprire all'occidente la complessità e ricchezza del cinema orientale e giapponese in particolare (leone d'oro a Venezia e oscar).
L'idea del film nasce a due racconti dello scrittore giapponese Ryunosuke Akutagawa (1892-1927): "Rashomon" e "Nella foresta", il primo parta della porta di Rasho, il secondo descrive con precisione i fatti del bosco: l'uccisione, le testimonianze multiple. Tutta la storia è già stata scritta da Akutawa negli anni Venti, Kurosawa la raccorda e la mette in scena.
E proprio la messa in scena a rappresentare l'altra grande novità. Da poco con la casa di produzione Daiei, Kurosawa ha la fortuna di lavorare con uno dei migliore direttori di fotografiia: Kazuo Myagawa. Per la scene ambientate nella foresta Myagawa sceglie di raccogliere la luce disponibile con uno specchio e di riorientarla sugli attori, in modo da generare una forte di luce naturale ma illlogica, misteriosa e suadente. Combinate con le inquadrature del sole tra gli alberi, il tutto suggerisce l'idea della foresta come di un luogo mentale, irrazionale, non lontano dalla funzione che aveva la selva nell'Orlando Furioso. Un luogo in cui ogni cosa è soggettiva, percepita prima con la mente che con gli occhi. Anche il commento musicale nella foresta di Fumio Hayasaka è disorientante: una memoria del Bolero di Ravel, che appare e scompare dalla scrittura musicale.
Rashonom è un film che continua ad affascinare ancora oggi, in grado com'è di questionare il nostro modo di vedere e di pensare. Video Trasferimento da copia positiva restaurata pecca abbastanza nella rifinitura digitale che avrebbe potuto eliminare ulteriormente graffi e tracce di sporco. Audio Audio mono buono, presente l'audio originale in giapponese Extra Interessanti i due extra, entrambi provengono da professori universitari. Ugo Volli, parla dell'aspetto linguistico e di come la questione dell'identità, con sfumature pirandelliane, che è al centro del film viene esaltata da una messa in scena che ingloba lo spettatore come referente.
Maria Roberta Novelli illustra bene il rapporto di Rashomon con il cinema di Kurosawa: la presenza di uno dei pochi personaggi femminili protagonisti, l'uso ricorrente del numero tre nel film e molto altro da una delle migliori esperte di cinema giapponese in Italia. Insieme un ottimo contributo, a cui si aggiunge il riassunto dei racconti da cui è tratto il film (ma avremmo preferito la pubblicazione integrale come nell'edizione Criterion americana) Federico Passi (2007-04-16) |