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RECENSIONE DVD
Una pallottola per Roy
2004-02-10

Nel 1940, a quaranta anni suonati e un matrimonio in crisi Humphrey Bogart riesce a conquistarsi finalmente una parte da protagonista in un thriller fuori dagli schemi tratto da un romanzo dell'ottimo Burnett, lo stesso di "Giungla d'asfalto" e di "Piccolo Cesare". Fino ad allora Bogart si era fatto una fama di buon cattivo, il "villain" di molti film di genere, dopo il promettente esordio nel 1936 con "La foesta pietrificata". La trama di "High Sierra" parla di un rapinatore-gangster di Chicago che esce di prigione dopo otto anni e vuole fare l'ennesimo colpo. Il ruolo di 'Mad Dog Earl" fu offerto a una serie di protagonisti di film di gangster di allora, Paul Muni e George Raft ("Scarface"), ma il periodo dei film gangster era al termine e questi attori erano in cerca di altri ruoli, e non videro la modernità del personaggio di Earl. Bogart prese al volo l'occasione e ci costruì sopra 17 anni di carriera indimenticabili. Sceneggiato da John Huston il film trae la sua grande forza dalla impostazione ineluttabile da tragedia antica. Earl è un ganster con un doppio volto. Duro nella città nostalgico verso le sue radici provinciali. Quando incontra una ragazza di provincia storpia, ci vede tutto quello che non è stato. Si innamora, la fa operare, si ubriaca dell'onesta della ragazza, che invece scopra essere un essere umano più mediocre di lui. La strada di Earl porta dritto alla montagna dove si compierà il suo destino e il cane Pad (il vero cane di Bogart nella realtà) è il custode di questo destino. Il film sarebbe impeccabile se non fosse per i due personaggi femminili, tanto funzionali quanto di genere. Velma la vergine ipocrita è una crezione del costumista e del truccatore sostenuti da un ottima fotografia, ma rimane un santino puramente frunzionale al personaggio di Bogart. Ha solo due volti (che rimandano alla dicotomia santa/puttana) e nulla nel mezzo. Marie. interpretata dalla Lupino al tempo più celebre di Bogart ( da qui la posizione sopra il suo nome), ha maggiore spessore, il suo amore è adolescenziale, e alla fine poco credibile, anche lei è tutta funzione, la portatrice del cane strumento terminale. La sua storia di ex ballerina che scappa in cerca di un amore e francamente patetica. La reazione di Bogart verso di lei è sinceramente eccessiva, e fra i due non c'è chimica. Tutt'altro è il rapporto di Bogart con lo schermo, quando appare lo riempie, lo conquista. Bogart, il cane arrabbiato, con Roy Earl trova la base del suo personaggio cinematografico, un duro che non tradisce mai, quelo che preferisce morire che lasciarsi fregare da una donna.

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