| In una lussuosa casa di campagna si riunisce una numerosa famiglia dellalta società danese per festeggiare i sessantanni del patriarca. Nel bel mezzo del pranzo Christian, primogenito, confessa a tutti le atrocità che lui e la sorella, morta suicida qualche anno prima, hanno dovuto subire dal padre. Chiusi a chiave nella biblioteca venivano spogliati e seviziati. Tutti sono allibiti ma la festa continua.
Thomas Vinterberg, giovane cineasta danese, firmatario, insieme a Lars Von Trier, del dogma, si muove su un terreno delicato e lo fa con la forza dei ricordi, non mostrati dalle immagini ma dalla forza delle parole. Ricordi declamati, urlati e sbraitati, nel rispetto del voto di castità, quelle regole che liberano il cinema dai suoi fronzoli e lo riportano al suo stato primordiale - Dogma 95, infatti, prevede fra le altre cose, di non mostrare altro che il presente i salti temporali e geografici sono vietati, il film ha luogo qui e ora, così come la vita -. Un film di personaggi, di visi, di occhi sbarrati, tallonati dalla macchina da presa, unelissi drammatica che cresce con lassurdità delle rivelazioni del protagonista, in questaria surreale di festa, ma nonostante tutto, un film di speranza, i festeggiamenti che continuano sono un apologo della vita che prosegue, nonostante lorrore, e non solo. È anche un film che si scaglia contro un certo tipo di società, ricca e ipocrita. Stilisticamente può non piacere ma, per la forza del racconto, non può lasciare indifferente.
Premio della Giuria a Cannes è stato proclamato il miglior film nordico del 1998. () |