| Come molti capolavori di Bergman anche "Persona" è stato concepito e scritto dal letto di un ospedale. Sembra quasi che il regista svedese abbia cercato volutamente i vari attacchi di depressione, o i crolli psicologici per ritagliarsi del tempo inattivo dentro al biancore di un ospedale. "Persona" (che sta per maschera da 'dramatis personae') racconta la storia di una attrice (Liv Ulllman), ammutolita durante una rappresentazione e ricoverata su un'isola con l'ordine di un riposo assoluto, e della sua infermiere (Bibi Andersonn). Tra le due nasce un rapporto di simbiosi, una parla, l'altra ascolta e controlla. Ne viene fuori un incontro scontro a quattro: le due attrici, Bergman e il direttore della fotografia, l'occhio, Sven Nykvist, che mai come prima imprime la sua visione estetica al film. Persona è un film singolare, splendido ed estremo. Bergman gli mette ben due prologhi: uno scritto chiamato "La pelle del serpente" e uno filmato; 8 minuti di immagini frenetiche e dissonanti da cinema sperimentale. Persona è Bergman elevato alla terza, un viaggio nel suo stesso cinema, in cui maschera, specchio, rappresentazione, realtà si mischiano senza spezzarsi. () |