Anteprima
Seom - L'isola
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Secondo la filosofia indiana il prana, principio universale della vita, è assai ridotto nelle acque stagnanti. Ecco perché molti provano unavversione viscerale per i luoghi lagunari. Thomas Mann a Venezia scorse la morte. A Venezia Ki-Duk Kim, regista coreano dal talento straordinario, nel 1991, mentre studiava pittura, trovò lispirazione per Seom (Lisola): storia di una passione totalizzante, autodistruttiva e maledetta, presentata in concorso allultima Mostra del Cinema. «Ho scelto lacqua come tema dominante del mio film spiega il regista perché per me costituisce un potente simboalo delladattabilità della vita, delle innumerevoli forme che essa può assumere. Come lacqua prende la forma del recipiente in cui viene versata, così una passione sbocciata e vissuta su unisola, luogo di solitudine per eccellenza, risente dellambiente circostante, tramutandosi ora in unossessione e in una rabbia distruttive, ora in una forte energia che nonostante tutto mantiene vivi. Si tratta di uno scenario ideale per rappresentare quelle emozioni esacerbate che difficilmente le persone arrivano a esprimere allinterno della società». Su unisola, dunque, possono attecchire passioni spinte sino allautolesionismo, come quella tra Hee-Jin e Hyun-Shik. Lei è la muta e misteriosa sirena che gestisce le piccole baracche galleggianti dellisola in realtà uno specchio dacqua nebbioso e sferzato spesso dalla pioggia , posto frequentato per lo più da pescatori, ma anche da delinquenti ricercati, mariti fedifraghi e ricchi volgari con amanti al seguito. Di giorno Hee-Jin vende cibo, assicura lo spostamento degli ospiti e accompagna giovani prostitute; di notte vende invece il proprio corpo o accoltella e uccide vendicando torti subiti.
Il suo amore per Hyun-Shik, ex-poliziotto giunto sullisola dopo aver assassinato la fidanzata infedele, è incondizionato, totale: prima lo salva più volte da morte certa lenendo il suo dolore fisico e spirituale con il sesso, sorta di narcotico ancestrale, poi, quando lamato decide di andarsene, con gli ami si cuce le labbra della vagina. Scene crude ed esplicite quelle de Lisola, che alla proiezione stampa del Lido hanno provocato svenimenti e accessi di vomito, o che hanno offerto il destro a facili sarcasmi e affrettate denigrazioni.
Ma Ki-Duk Kim, che alle polemiche ha fatto il callo («In Corea 9 critici su 10 mi considerano pazzo e vizioso, ma per fortuna posso contare su una salda schiera di circa 20.000 fan») estrae due ami dalla tasca della giacca e, con saggia e noncurante ironia, li unisce formando un cuore, poi dichiara: «È vero che alcune immagini possono risultare sconvolgenti o incutere sgomento; ma credo che simili reazioni, più che alle scene in se stesse, siano imputabili allintensità del tormento interiore dei personaggi che con esse ho voluto trasmettere».
Tormento che, assicurano gli interpreti, si è rivelato contagioso: lincantevole Jung Suh (Hee-Jin), ridotta dal ruolo a un frustrante silenzio, è stata costretta più volte ad appartarsi e a urlare con forza per allentare la tensione parossistica accumulata sul set, mentre Yoo-Suk Kim (Hyun-Shik) ha sofferto di problemi intestinali e ha avuto incubi terribili per ben due mesi dopo la fine delle riprese.Il suo amore per Hyun-Shik, ex-poliziotto giunto sullisola dopo aver assassinato la fidanzata infedele, è incondizionato, totale: prima lo salva più volte da morte certa lenendo il suo dolore fisico e spirituale con il sesso, sorta di narcotico ancestrale, poi, quando lamato decide di andarsene, con gli ami si cuce le labbra della vagina. Scene crude ed esplicite quelle de Lisola, che alla proiezione stampa del Lido hanno provocato svenimenti e accessi di vomito, o che hanno offerto il destro a facili sarcasmi e affrettate denigrazioni.
Ma Ki-Duk Kim, che alle polemiche ha fatto il callo («In Corea 9 critici su 10 mi considerano pazzo e vizioso, ma per fortuna posso contare su una salda schiera di circa 20.000 fan») estrae due ami dalla tasca della giacca e, con saggia e noncurante ironia, li unisce formando un cuore, poi dichiara: «È vero che alcune immagini possono risultare sconvolgenti o incutere sgomento; ma credo che simili reazioni, più che alle scene in se stesse, siano imputabili allintensità del tormento interiore dei personaggi che con esse ho voluto trasmettere».
Tormento che, assicurano gli interpreti, si è rivelato contagioso: lincantevole Jung Suh (Hee-Jin), ridotta dal ruolo a un frustrante silenzio, è stata costretta più volte ad appartarsi e a urlare con forza per allentare la tensione parossistica accumulata sul set, mentre Yoo-Suk Kim (Hyun-Shik) ha sofferto di problemi intestinali e ha avuto incubi terribili per ben due mesi dopo la fine delle riprese.
Altro che furbesco tentativo di scioccare a ogni costo! Lisola possiede lo splendore genuino di una gemma grezza, la forza primordiale di un mito e il fascino misterioso di unallegoria. Come lacqua dellisola, madre, liquido amniotico che nutre i pescatori e offre ricovero agli afflitti e agli sbandati, ma anche matrigna che inghiotte e trascina sul fondo; o come Hee-Jin, stupenda divinità acquatica ma anche efferata sirena. «Penso che in tutte le cose sia insita una dualità e che unimmagine violenta vada subito compensata con unimmagine di segno opposto» afferma Ki-Duk Kim, la cui regia, elegante e raffinatissima, bilancia infatti i lunghi, estatici e ipnotici silenzi con le esplosioni di furore dionisiaco, e ai colori tenui e delicati della natura contrappone quelli accesi e infuocati dei corpi straziati di Hee-Jin e Hyun-Shik.
Quando Hyun-Shik, nelle sequenze finali, tenta di fuggire con una barca e si smarrisce in un fitto canneto, scopriamo che sta attraversando il pube di Hee-Jin. Infatti, conclude Ki-Duk Kim, «lisola di un uomo è una donna, quella della donna un uomo».