Recensione
Il mercante di Venezia
Signore e signori, ecco a voi l'ultimo adattamento cinematografico di un'opera che porta la firma di quel vulcanico creatore di contesti, meglio noto come William Shakespeare. "Il mercante di Venezia", per la regia di Michael Radford, è stato presentato durante la 61° Mostra del Cinema di Venezia, nella stessa città in cui si svolge la storia che vede protagonisti un giovane innamorato, un ricco mercante, un usuraio ebreo e una nobile fanciulla. Riguardo alla trama, da me non avrete nulla di più; così facendo spero di spingervi a leggere l'originale con cui io non ho alcuna intenzione di misurarmi, neanche nel riassumerne il canovaccio. Vi basti sapere che il mercante di Radford si attiene scrupolosamente al testo di Shakespeare, forse anche troppo.
Ma al di là della fedeltà al testo originale, al di là delle ricostruzioni, e al di là di tutto quello che fa parlare di solito quando esce un adattamento cinematografico di un'opera teatrale, c'è l'attualità. L'attualità di un testo perfetto, ben bilanciato, con dei personaggi ineccepibili, ognuno con il proprio peso, e così maledettamente verosimili da implorare di diventare reali. Chi di noi non ha mai conosciuto uno come Shylock, testardo fino all'esagerazione, o come Antonio, malinconicamente arrendevole davanti a un affetto, o ancora come Bassanio, ingenuo e avventato. Non c'è bene e non c'è male, intesi in senso assoluto, c'è solo tanta umanità; forse è proprio questa perfezione di partenza che ha impedito a Michael Radford di osare più di quanto non abbia fatto. E' come se durante il film si percepisse la sua paura di sbagliare, una sorta di inadeguatezza al testo shakespeariano (tra l'altro perfettamente comprensibile). Un ottimo lavoro di casting per quanto riguarda Al Pacino, che ci regala uno Shylock molto intenso, dilaniato dalla tristezza che, col tempo, si tramuta in rabbia. Lo stesso dicasi di Antonio. Jeremy Irons adotta un modo di recitare sufficientemente fragile e arrendevole, ma non privo di guizzi d'odio nei confronti del suo nemico Shylock. Anche Lynn Collins è una Porzia al tempo stesso dolce e risoluta, proprio come l'aveva dipinta la penna del suo creatore. Tra gli attori l'unico neo è costituito da Joseph Fiennes, il poco meritevole fratello di Ralph, che interpreta un Bassanio statico e monocorde, davvero un peccato, data la rilevanza che il suo personaggio riveste nel contesto. Nel complesso un "Mercante di Venezia" più teatrale che cinematografico, con scenografie e costumi accurati, ma che certamente non porterà in dono né un sorriso, né una lacrima in più di quanto Shakespeare non sia già stato in grado di regalarci.
"Il mercante di Venezia" al cinema
Non è certo Michael Radford che ha portato per primo sul grande schermo quest'opera di Shakespeare. Il primo film tratto dal Mercante di Venezia è datato 1910 ed è italiano. La regia è di G. Lo Savio, e gli interpreti Ermete Novelli (Shylock) e Francesca Bertini (Porzia). Poi nel 1952 è la volta di una coproduzione italo-francese per la regia di P. Billon con Michel Simon nei panni dell'usuraio ebreo, Massimo Serato nelle vesti di Antonio e Anurée Debar in quelli di Porzia. Ma non basta, nel 1978 G. de Bosio raduna un cast tutto italiano per una nuova trasposizione del Mercante, con Gianrico Tedeschi (Shylock), Andrea Giordana (Bassanio), Emilio Bonucci (Lorenzo), Massimo Dapporto (Graziano), Ilaria Occhini (Porzia), Sergio Fantoni (Antonio) e Lina Sastri (Gessica). L'unico rimpianto è di non essere riusciti a vedere realizzato un altro Shylock, quello che avrebbe voluto interpretare Orson Welles, il personaggio shakespeariano da lui più amato e che non riuscì mai a portare sul grande schermo. A noi non rimane altro che provare ad immaginare come sarebbe stato.