Cannes
Cannes 2006: Babel
Il regista messicano Alejandro Iñàrritu torna a Cannes dopo sei anni da "Amores Perros", opera prima vincitrice alla Semaine de la Critique.
Sceneggiato dal fido Guillermo Arriaga, "Babel" è un'opera importante, tra le più emozionanti assieme alla pellicola di Almodovar, vista al Festival.
Così come il film precedente "21 Grammi", il regista ci presenta tre storie parallele in tre continenti diversi, legate da un sottile filo rosso a rappresentare ognuna a suo modo le conflittualità del mondo odierno.
In Marocco, una turista americana è colpita accidentalmente da un colpo di fucile sparato da due giovani pastori. La moglie (Cate Blanchett) è gravemente ferita, trasportata in un villaggio dal marito premuroso (Brad Pitt), solo ed abbandonato da tutti. La seconda storia è ambientata tra il confine degli Stati Uniti: una coppia di bambini e la loro badante messicana si ritrovano sperduti nel deserto messicano. La terza, la più toccante, ambientata in Giappone, racconta il disagio quotidiano di una ragazza sordomuta, tra incomprensioni e incontri amorosi.
Se il film precedente eccedeva forse per eccesso di formalismo pur dotato di un ottimo cast, con "Babel" Iñarritu asciuga il suo stile di regia, puntando dritto alle emozioni.
"Babel", dal titolo, è appunto una babele di conflitti, di relazioni parentali (moglie/marito, padre/figlio, fratello/fratello) in tre angoli sperduti del pianeta. La qualità della sceneggiatura di Arriaga è ormai un'abitudine quasi fastidiosa. Compito del regista è quella di filmarla e trovare i giusti interpreti. Missione compiuta su entrambi i fronti: la macchina da presa si muove dolcemente tra le montagne marocchine, il deserto messicano e la metropoli giapponese. Per quanto riguarda gli interpreti, tutti forniscono una prova intensa, su tutti Brad Pitt e Cate Blanchett. Innamorati così non se ne vedevano da tempo sullo schermo.
Piccolo grande capolavoro. Il film del festival.
Voto: 4 stellette