Recensione
La Spina del Diavolo
Siamo nel pieno svolgimento della Guerra Civile in Spagna e alle porte del Secondo conflitto mondiale, ma tutto ciò non influenza la vita di un orfanotrofio isolato nella torrida campagna. Carlos, dodicenne orfano, entra in questo lugubre edificio, abbandonato a se stesso, nel quale al centro del giardino vi è una imponente bomba inesplosa quasi fosse un monolite o un obelisco. L'orfanotrofio è gestito da tre persone: Carmen, il dottor Casares e Jacinto, il virile custode. Come ogni luogo di cameratismo che si rispetti l'ultimo che arriva, in questo caso Carlos, deve sopportare i dispetti e gli sfottò degli altri, in particolar modo di Jaime. Proprio durante uno di questi scherzi fatti dal compagno di stanza, Carlos incontrerà lo spettro di Santi, un giovane alunno morto in maniera misteriosa qualche anno prima, il quale terrorizza e a fa visita di notte ai ragazzi mediante apparizioni o sussurri nel buio.
Paradossalmente il film datato 2001 viene riscoperto solo ora, grazie anche al regista Pedro Almodóvar che lo ha presentato all'ultima edizione di Cannes e al successo riscosso a Hollywood da parte del messicano Guillermo del Toro, talentuoso regista di "Hellboy". Il film mantiene, per tutta la sua durata, un grande senso di originalità e equilibrio stilistico con scelte drammaturgiche e scenografiche mai scontate: il luogo ed il tempo scelto per raccontare questa storia dimostrano l'abilità del regista. Inoltre il film non cade in facili cliché sui fantasmi e apparizioni sia in stile nipponico che americano e ciò è un sollievo per lo spettatore, dove la minaccia c'è ma non è mai forzata o prende il sopravvento sul resto della storia. Ottima anche la gestione del cast, sia per quanto riguarda gli adulti che - soprattutto - per i ragazzi, ognuno a suo modo determinante. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo, forse il secondo tempo scricchiola leggermente rispetto al primo che catalizza, come una calamita, l'attenzione in maniera strepitosa ed efficace.
Il risultato finale è un buon film horror-thriller che si eleva molto al di sopra di ogni film dello stesso tipo e che dimostra ancor di più il potenziale di Guillermo del Toro, il quale, "se non si perderà per strada", potrà darci altri film intelligenti ed interessanti come questo.