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Recensione
Ai confini del paradiso


"Ai confini del paradiso". È oscura la scelta italiana del titolo di un film che nell'originale tedesco esprime così bene il suo tema portante: "Auf der anderen Seite", cioè "Dall'altra parte". Vale a dire la risposta, seppur indefinita, alla domanda "da che parte stare". Se la pone uno dei registi di frontiera più acclamati degli ultimi anni, Fatih Akin, 34enne di Amburgo ma di origine turca. Emblema di una mescolanza culturale tra le più forti del nostro tempo. Stare in Germania da turchi o in Turchia da tedeschi? Poco conta, l'importante è che ci sia vera armonia, auspica il regista nel suo quinto lungometraggio, in arrivo sugli schermi dopo lo splendido "La sposa turca", Orso d'Oro a Berlino nel 2003. Con "Ai confini del paradiso" Akin ha esordito, con successo visto il premio alla sceneggiatura, all'ultimo festival di Cannes. Il film, in oltre due ore di intenso racconto, si appropria di diversi incroci di vite e relativi patrimoni di dolore espressi nell'una o nell'altra lingua o Paese, a testimonianza di quanto Germania e Turchia siano ormai diventati l'uno il riflesso dell'altro, trasmettendosi vizi e virtù. La storia è complessa e strutturata su due vicende parallele, che alla fine si incontrano dopo un estenuante peregrinare dei personaggi tra Amburgo, Brema e Istanbul. A muovere il giro di esistenze messe in scena è un Fato poco indulgente, non lontano dai modi in cui ne fa uso un altro giovane regista, già proclamato "auteur": Alejandro Gonzales Iñarritu. Fortunatamente per Akin e per lo spettatore, c'è meno "matematica degli incastri" nel cinema del turco-tedesco rispetto a quello del messicano, a vantaggio invece di una maggiore voglia di spontaneità e immediatezza. Che, tuttavia, qui non sono liberate come invece accadeva ne "La sposa turca", lavoro decisamente più riuscito. Questo non impedisce ad "Ai confini del paradiso" di far luce su temi maiuscoli come l'amore filiale estremo, il riscatto dalla sofferenza e il conseguente desiderio di giustizia e riconciliazione - anche su base politica - in cui è evidente la metafora delle contraddizioni per le quali la sua "amata e odiata Turchia" sta ancora alle porte dell'Europea. O, tirando il senso del titolo italiano, "Ai confini del paradiso", appunto.

(2007-11-09)

  

SCHEDA FILM


(Auf der anderen seite)
Germania/Turchia, 2007, 122', 2007-11-09
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