Recensione
La promessa dell'assassino
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Dopo "A history of violence", il regista Cronenberg ritorna con un secondo film sul tema della violenza. Nel primo caso, la rabbia umana era nascosta ed assopita per poi "esplodere". Nel nuovo film "La promessa dell'assassino", il maestro canadese ci mostra l'aggressività come arma di ricatto e di potere. Un thriller dalle sfumature noir ambientato in un sobborgo della Londra dei nostri giorni, dove una famiglia mafiosa russa tesse la tela di potere e i suoi traffici illegali. Ad apprendere i segreti e i metodi della famiglia vi è anche Nikolai, serio e taciturno autista, ma all'occorrenza anche abile killer e becchino, interpretato in maniera ineccepibile da Viggo Mortensen, la cui espressività nel saper comunicare vale più di mille parole. Presto l'autista guadagnerà la fiducia del capo famiglia a scapito del figlio, interpretato da Vincent Cassel a tratti leggermente stereotipato. Nikolai trova sulla sua strada di mafioso l'ostetrica Anna (Naomi Watts), coinvolta a sua insaputa in una vicenda pericolosa dopo aver ritrovato un diario segreto, posseduto da una giovane paziente deceduta dopo il parto.
Apparentemente "La promessa dell'assassino" può sembrare semplice e scontato, un normale film sulla mafia - nel particolare quella russa - ma non è solo questo ciò che Cronenberg ci vuole raccontare. I film del regista canadese hanno spesso uno o più aspetti, non solo quello di raccontare una storia, ma una metafora della vita. Questa volta la violenza è quella del potere, dell'essere schiavi e ricattatori al tempo stesso, il cui unico scopo è raggiungere il fine, senza se e senza ma. Una violenza, oltre ad essere fisica e brutale, intrinseca nell'uomo stesso, viscerale e nascosta dietro ad un gesto, ad uno sguardo o una parola, e ciò si percepisce, come fosse uno sfondo, in tutto l'arco del film. A tal proposito due scene sono da manifesto: nel primo caso il duello con Mortensen, completamente nudo, che uccide con le proprie mani due killer all'interno di un bagno turco e il cui effetto anche scenografico e cromatico è molto forte. Il secondo caso è rintracciato, tra i tanti, nel momento in cui il padrino preferisce parlare da solo con Nikolai mandando via il figlio per andare a prendere del vino in cantina.
L'unica piccola pecca del film, se così si può dire, è il personaggio di Naomi Watts, forse un po' troppo sacrificato e ridotto ad una parte più semplice e forse più superficiale, nonostante la bella e brava attrice inglese. "La promessa dell'assassino" è un film che cattura molto lo spettatore e rende bene l'atmosfera da thriller noir e poi con un Mortensen così ispirato, come già in precedenza Cronenberg aveva saputo esaltare, non si poteva sbagliare. A differenza del finale nel film precedente, forse un po' in calo, questo si conclude in crescendo con un primo piano su Mortensen che lascia nel dubbio volontariamente lo spettatore. Da vedere. Al prossimo capitolo...