Recensione
Asterix alle Olimpiadi
Per il terzo episodio della saga (non numerata), tratta dai fumetti di René Goscinny e Albert Uderzo, Asterix e Obelix sono in trasferta in Grecia per partecipare alle Olimpiadi nella delegazione gallo-romana. Tra i loro compagni di squadra c'è anche un giovane gallo, Alafolix, innamorato della principessa greca Irina, che sarà data in moglie al vincitore dei giochi olimpici. È quindi ovvio che Alafolix farà di tutto per vincere, aiutato dai suoi fedeli compaesani, ma non sarà così facile. Tra i rivali più agguerriti c'è il romano Bruto, che vorrebbe spodestare il padre Cesare e avere in un sol colpo lo scettro di imperatore e la mano della bella Irina. I giochi procederanno quindi tra scorrettezze, tentativi di corruzione, pozioni magiche e test del coleottero (antesignano del test antidoping).
Il film avrebbe tutte le premesse per garantire agli spettatori ambientazioni e avventure spettacolari, eppure non riesce né a coinvolgere, né a divertire. Fatta eccezione per l'unica presenza femminile, Vanessa Hessler (per la quale è difficile stabilire se abbia davvero un tono di voce incolore o sia solo doppiata male), al resto del cast non si può rimproverare nulla. Due mostri sacri del cinema francese si prestano ognuno a suo modo e con divertite autocitazioni: Gerard Depardieu rifà in una scena Cyrano, ma è sempre più ipnotizzato nella parte di Obelix; Alain Delon gioca con eleganza e insolita autoironia con la sua fama di Narciso, guardandosi allo specchio nei panni di Giulio Cesare e dichiarando che "non è un gattopardo, non è un samurai". Gli altri attori sono stati reclutati in giro per l'Europa, tra i comici della nuove generazioni, per dare un tocco di internazionalità alla pellicola e indirizzarla verso un successo commerciale che il precedente episodio non aveva avuto, forse perché "troppo francese", come dichiarano i registi. Ecco quindi Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu a rappresentare l'Italia, Michel Bully Herbig (visto di recente sugli schermi italiani nei panni del fantasmino fifone Uibù) per la Germania e Santiago Segura per la Spagna. La loro bravura non serve però a risollevare le sorti del film che si chiude con una mezz'ora infinita di corsa con le bighe e una passerella di sportivi, tra cui un improbabile Zinedine Zidane egiziano. Nonostante sia apprezzabile l'impegno dei campioni dello sport coinvolti a devolvere il loro compenso all'Istituto per la ricerca sul midollo e nonostante la coerenza delle scelte, visto che il tema centrale è quello delle Olimpiadi, i camei risultano tutti un po' inutili e fuori dal contesto. Nel complesso si salvano solo i costumi, le scenografie e i tentativi falliti di Bruto per uccidere Cesare, che strappano qualche risata qua e là.r