Recensione
Persepolis
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Basato sull'omonima graphic novel autobiografica, "Persepolis" è una scomoda descrizione dei diritti negati alla donne iraniane negli ultimi trent'anni. Marjane Satrapi, non solo autrice del fumetto, ma anche regista e sceneggiatrice, incomincia il suo "viaggio" nel 1978, quando, ancora adolescente, sogna di portare la pace nel mondo. Figlia di buona famiglia dai saldi principi, in particolar modo la nonna personaggio chiave e maestra di vita, Marjane è coinvolta nella rivoluzione che porta l'Iran verso l'instaurazione della repubblica islamica. Il nuovo governo limita i comportamenti e i costumi dei propri cittadini, in particolare quelli delle donne. A problemi si aggiungono problemi con lo scoppio della guerra contro L'Iraq, i bombardamenti e la repressione portano ad uno situazione d'estrema emergenza. È così che i premurosi genitori decidono di mandare la propria figlia all'estero a studiare e a crescere. Giunta a Vienna, Marjane, ormai quattordicenne, inizia una seconda vita, o meglio una seconda rivoluzione interiore ed esteriore. Un nuovo mondo si affaccia, inizialmente vissuto con grande entusiasmo, ma ben presto fonte di scontro per le sue origini e il suo involontario esilio.
"Persepolis", il fumetto come il film, esprime, senza retorica, la solitudine di sentirsi straniero all'estero, e nel proprio paese. Altro elemento che accentua la sua amara bellezza è averlo raccontato con un'animazione di ottima qualità, dalle sfumature noir bianconere e dai tratti molto personalizzati, in perfetta sintonia con la storia. La stessa eleganza ed intelligenza espressiva che si trova nell'albo di Marjane Satrapi, la ritroviamo nel suo film, con ironica malinconia e cinismo spiega il suo stato di "straniera" in Europa ed anche in Iran. Il film tocca argomenti come la libertà d'espressione, l'adolescenza, l'identità sessuale.
Da non perdere assolutamente.