Recensione
Notte brava a Las Vegas
"Quello che succede a Vegas, rimane a Vegas" è un'espressione popolare americana che vorrebbe confinare nella città del peccato qualsiasi forma di sregolatezza ed eccesso. La sceneggiatrice Dana Fox ha voluto immaginare, invece, cosa accadrebbe se le conseguenze di quegli eccessi si dovessero scontare quando si ritorna alla vita normale. Il punto di partenza potrebbe essere interessante e anche il modo in cui si sviluppano le premesse appare ingegnoso. Joy è una broker di Wall Street perfettina e delusa dall'amore, Jack è un operaio che è stato licenziato dal suo stesso padre. Dopo una notte brava a Las Vegas scoprono al risveglio di essere marito e moglie. Vorrebbero divorziare, ma un giudice vecchio stampo li condanna a sei mesi di matrimonio forzato per punire in loro la leggerezza di quelli della loro generazione. A complicare le cose ci sono i tre milioni che hanno vinto ad una slot machine e che ognuno vorrebbe per sé.
Il ritmo della storia è inizialmente travolgente, ma presto sfuma e l'interesse cala anche per gli istrionismi e gli eccessi della protagonista Cameron Diaz, per i duetti verbali non particolarmente arguti e le schermaglie amorose non certo all'altezza delle migliori commedie americane. Si ride qualche volta, ma le battute più intelligenti sono affidate ai bravi comprimari, tra cui Rob Corddry, Zach Galifianakis e Lake Bell.
Nonostante il titolo contenga il nome di Las Vegas, il film è ambientato in gran parte a New York, città in cui vivono i personaggi e che fa da sfondo ideale per una commedia romantica che si lascia seguire facilmente, ma che conduce in modo altrettanto facile verso un finale prevedibilissimo.