Recensione
The Dreamers - I Sognatori
Parigi. Cinémathèque Française. 1968. Un giovane americano, Matthew, è in Francia per imparare la lingua. Soffre la solitudine della grande città e non fa altro che vedere film, costantemente. È una sorta di rito, il suo, che ogni giorno lo obbliga a raggiungere la sua tribù: la tribù dei cinéphile. In uno di quei giorni, Henri Langlois, direttore della Cinémathèque, viene sollevato dall'incarico: la tribù insorge, non ci sta. I giovani registi della Nouvelle Vague, tutti i ragazzi che avevano conosciuto ed adorato tanti film proiettati alla Cinématèque protestano animatamente e la polizia risponde con una violenta repressione. Sarà in questo caos che Matthew conoscerà Isabelle, una splendida ragazza francese, incatenatasi ai cancelli per protesta, e suo fratello gemello Theo.
L'iniziazione alla vita
Questo incontro sconvolgerà la vita dei tre ragazzi, che in breve tempo diventeranno molto amici, troppo amici. Matthew viene da una famiglia perbene, non conosce molto i fasti e la trasgressività di una città come Parigi, e si stupisce di come i due fratelli, Isabelle e Theo, lo considerino da subito uno di loro. Lo invitano a cena con i genitori, lo intimano di dormire lì, poi addirittura di fermarsi per un mese, fin quando i loro genitori non fossero tornati dal loro viaggio. Ma c'è di più, molto di più. I tre parlano in continuazione, di cinema, di politica, di storia, di filosofia, di logica, di letteratura. E la storia, quella vera, inizia a scendere per strada. L'enorme casa in cui passano il tempo si trasforma in un refugium, dove Matthew sarà i nostri occhi ed il nostro corpo, verso la violenta ed incestuosa perdizione che i due gemelli gli faranno attraversare, e di cui lui diverrà protagonista. Vino e protesta generazionale, confusi con animalità ed iniziazione sessuale, filosofia e cinefilia, faranno da anello di congiunzione fra la loro storia e quella di un'epocale rivoluzione culturale.
La lingua del cinema
Il film di Bernardo Bertolucci è un assoluto capolavoro, come non se vedevano da tempo. La storia, adattata dal testo The Holy Innocents di Gilbert Adair, riunisce gli ideali, le illusioni, la rivoluzione, l'amicizia, il sesso, la morte e quant'altro quel periodo bollente della storia ebbe a far esplodere; parla di storia, di protesta, di rivoluzione, di maggio parigino, ma è un film intimistico, personale, psicologico, a volte perverso. I rapporti fra i personaggi sono straziati nella fisicità ribollente dei loro corpi, nel ripido confine che separa i gemelli dalla loro incestuosità, dal loro sguardo sognante e sconvolto, dallo stupore del giovane americano, dalle molotov, le marce e le cariche della polizia, da una colonna sonora ad ogni nota evocativa. La sceneggiatura (scritta dallo stesso Adair) è un capolavoro di sensibilità fra ambiente ed animo dei personaggi, il montaggio di Jacopo Quadri inventa trovate eccezionali, la fotografia di Fabio Cianchetti illumina ad ogni angolo, la macchina da presa di Bertolucci si muove sinuosa e ci fa rabbrividire, eccitare, respirare e terrorizzare come e quando vuole lei. Un film intimo, ma storico, un film cinefilo, ma che crea ed inventa con grazia e genio nuove forme di cinema, con il tocco magico di un grandissimo autore, troppo presto abbandonato dall'Italia. Un riferimento speciale va fatto ai tre giovani sognatori: Michael Pitt (Matthew), Louis Garrel (Theo) ed Eva Green (Isabelle). Tutti poco più che ventenni e tutti e tre eccezionalmente bravi.