58259244

Intervista: Massimo Poggio in sala con “Il compleanno”

Il fatto che un film italiano sia presentato con successo ai festival internazionali e non arrivi mai al grande pubblico è una notizia che non stupisce quasi più. Eppure, finché avverrà, è giusto non stancarsi di parlarne. Nella stagione 2009-2010 alla lista si è aggiunto un altro titolo: “Il compleanno”, film diretto da Marco Filiberti e prodotto dalla Zen Zero Film di Agnes Trincal e Caroline Locardi, presentato l’anno scorso a Venezia e poi perso nelle (il)logiche della distribuzione di sala. La difficile vita dell’ennesima pellicola cui è toccato subire dinamiche di mercato poco chiare, ce la racconta Massimo Poggio, interprete di film come “Cuore sacro”, “Il prossimo tuo”, “All’amore assente” e qui bravissimo ed indiscusso protagonista di un intenso melodramma dei nostri tempi.

Massimo nel film è Matteo, psicanalista quarantenne felicemente sposato, la cui esistenza viene stravolta durante una vacanza in seguito all’incontro con il figlio americano di una coppia di amici (interpretato da Thyago Alves), per il quale Matteo scopre di provare una forte attrazione. In questi giorni “Il compleanno” è in sala a Milano, al cinema Mexico, ma l’uscita ufficiale nel circuito nazionale risale al 28 Maggio scorso. La distanza tra queste date la dice lunga sulle difficoltà distributive che può aver incontrato il film, nonostante possa contare su un cast di prim’ordine…

«È vero. Ci sono attori molto importanti come Alessandro Gassman e Maria De Medeiros, che hanno un richiamo internazionale. Poi Piera Degli Esposti, che ha fatto la storia del teatro, del cinema e della cultura italiana. E Michela Cescon, che cinematograficamente ma anche teatralmente è un personaggio molto importante. Tirandomi fuori da ciò, posso dire che le difficoltà che sta incontrando questo film sono comuni a molte realtà simili e in questo caso, visto che sono coinvolto, mi sembra doppiamente ingiusto.»

A che cosa pensi sia dovuto?

« “Il compleanno” si pone un po’ aldilà della moralità comune, va contro quelli che sono i cardini della società. Mette in discussione tutta una serie di cose, come i valori della famiglia sotto diversi aspetti, ma non solo… Non ultimo c’è un particolare, che a volte viene colto a volte meno: si intuisce che uno dei personaggi probabilmente ha aiutato la sua fidanzata a morire. Ci sono tematiche che secondo me vanno giustamente raccontate perché fanno parte della vita, che aprono dibattiti culturali e politici e come tali riguardano tutti. Però sono cose che forse vanno un po’ “oltre”; per questo, già in fase di preparazione e di scrittura, il regista ha avuto difficoltà nel trovare fondi.»

Eppure poi il film è riuscito a trovare un suo spazio…

«Quando è arrivato il momento della distribuzione, il discorso che maggiormente si sono sentite fare le produttrici è che questo film, non avendo un suo genere specifico, non si può etichettare in modo preciso. Per questo motivo il film è stato un po’ distribuito come gli aspirapolvere folletto, cioè porta a porta. Queste due straordinarie ragazze, che si chiamano Agnes e Caroline, che sono venute dalla Francia e hanno impiantato una produzione in Italia, hanno chiamato le sale cinematografiche in modo un po’ donchisciottesco dicendo “noi abbiamo questo film, che è stato a Venezia, che ha questo cast e racconta questa storia… vi interessa?”. Va da sé che il film è uscito poco. Poche copie, poche sale, pochi giorni… “Il compleanno” è stato venduto un po’ dappertutto, in Europa come negli Stati Uniti, mentre in Italia zoppica un po’.»

Tutto questo nonostante l’ottimo successo ottenuto a Venezia. Un altro paradosso.

«Io sono molto affezionato a questo film, perché mi ha permesso di fare due cose. La prima riguarda la presentazione del film ad Alessandria, il luogo dove ho iniziato a fare questo lavoro. Trovandomi lì ho pensato che quando ero proprio agli inizi un po’ narcisisticamente la cosa che mi piaceva è che mi faceva sentire come si potrebbe sentire il funambolo. Uno che fa una cosa semplicissima: cammina. Però cammina a 50 metri d’altezza, su un filo; e ciò la rende una cosa particolare, eccezionale. Ecco, all’inizio mi sentivo un po’ come lui, mi sentivo di fare qualcosa di insolito. E il fatto di aver partecipato a questo film mi ha fatto tornare a sentirmi così. Per me è stata una parte molto difficile, forse la più difficile che mi sia mai capitato di fare, e mi ha restituito quella sensazione, facendomi tornare indietro. La seconda è proprio legata a Venezia, a quando in sala, alla fine della proiezione, c’è stata una manifestazione di affetto da parte del pubblico che è durata veramente tanto, lasciandoci tutti anche un po’ spiazzati. Questa è forse la manifestazione di riconoscimento più importante che abbia ricevuto, in ambito lavorativo.»

Prima, con molta umiltà, ti sei chiamato fuori dal coro del cast di richiamo internazionale. Com’è stato lavorare con loro?

«Beh, per me Maria De Medeiros è quella che faceva la fidanzata di Bruce Willis in “Pulp Fiction” e quando nel ‘95 lo vidi a Torino mai avrei pensato di poter essere suo marito in un film. Parlo di lei perché è quella di respiro sicuramente più internazionale, quella che lavora in tutto il mondo, sia come attrice che come regista e musicista. Eclettica in modo impressionante. Quando arrivi di fronte a queste personalità hai sempre un po’ di… soggezione, probabilmente. Per fortuna questa sensazione viene smontata da subito, perché le persone di levatura così importante sono quelle che in realtà hanno un approccio più semplice. Non hanno bisogno di dimostrare nulla, fondamentalmente… È stato molto bello anche ritrovare Michela Cescon che è stata mia compagna di corso all’accademia di Torino, con la quale avevo già lavorato nel film “Cuore sacro”. Con lei c’è un’intesa molto bella, una comunione interessante, forse dovuta al fatto di aver condiviso gli anni della scuola di teatro. Poi io sono uno che si sforza anche un po’, nei casi in cui magari ci potrebbero essere sul lavoro situazioni di nervosismo o di negatività… Cerco sempre di fare in modo che la situazione sia tranquilla, perché credo che si lavori meglio. Ci sono persone invece che per lavorare hanno bisogno di crear tensione… io non ce la faccio proprio. Dovrei impiegare in questo molte energie che invece mi servono per fare il mio lavoro.»

Parliamo un po’ del personaggio che interpreti, senza svelare troppo quello che accade poi nel film… Matteo ha una famiglia consolidata, con una moglie e una bambina, ma fa un incontro che in qualche modo gli stravolge la vita. Come hai affrontato questo ruolo? Pensi sia verosimile che la vita di una persona venga così stravolta quando sembra che sia tutto già avviato?

«Assolutamente sì. Anche in modo non così eclatante, ma credo che sempre, anche il fatto di incontrare una persona per strada un giorno, comunque ti fa fare una deviazione da qualcosa e instaura tutta una serie di meccanismi. Anche seguendo le indicazioni del regista, il senso era che questo risvolto della vita di Matteo fosse in qualche modo non imprevedibile, anzi… è una cosa che “è arrivata”. Qualcosa che lui non può rifiutarsi di vedere. Il lavoro l’ho affrontato come faccio di solito, cercando di guardare le dinamiche dall’alto. Io non sono un attore di quelli che si devono calare nel personaggio e poi le cose vengono da sé… Parto dall’altra parte, un po’ per formazione teatrale. Prima cerco di capire quello che deve accadere per poi andare ad ispezionare in modo anche un po’ invadente tutte le varie situazioni, i meccanismi e i piccoli scalini che si devono salire, e una volta stabilita questa dinamica cercare di infilarci dentro l’umanità. Ecco, questo. La cosa interessante, divertente e anche bella è che il regista ha capito… credo che sia la cosa più difficile per un regista, cercare di capire come far in modo di avere quello che vuole rispetto a chi ha di fronte. Tornando al personaggio e a cosa gli accade, Matteo è un po’ il leader di questo gruppo di amici, quello intellettualmente più preparato e che si è creato una maggiore solidità. È il più risolto. C’è una battuta nel film, secondo me molto bella, che io faccio a Piera Degli Esposti: “Ma lei non mente mai?”. E lei mi risponde: “Io non mento. Io ometto”. Matteo probabilmente per intraprendere quel tipo di vita ha dovuto omettere delle cose, che in quel momento gli si presentano lì sulla faccia. E lui ci cade all’istante. La cosa interessante del percorso del mio personaggio è che non deve prendere confidenza con quello che gli è accaduto… il conflitto è con quello che gli sta intorno. Deve fare in modo che tutto il resto venga al passo con quello che lui “è” in quel momento.»

Com’è nato il tuo coinvolgimento in questo progetto? Hai avuto qualche perplessità nell’accettare questa parte oppure ti sei lanciato? Vista anche la presenza di scene abbastanza forti…

«Io sono arrivato a questo film attraverso un provino. Prima di me questo ruolo doveva farlo un altro attore, questo l’ho saputo dopo. Filiberti non lo conoscevo e quando sono andato a fare il provino lui ha capito che forse ero più giusto io. Sicuramente nel film c’è una scena molto forte, che è questa scena di sesso con un altro uomo, che a vederla è una cosa che anche a me fa un po’ effetto. Però non ho timori o pudori di questo tipo. È uno dei motivi per cui faccio questo lavoro, che è quello di raccontare una storia. Questa secondo me è una storia interessante, sicuramente coraggiosa, in cui c’è una posta in gioco molto alta, quindi non ho avuto problemi assolutamente. Poi è chiaro che non è stato semplice. Quando si fanno scene di sesso con una donna è già terribile… Però alla fine è stato divertente e credo che sia stata una mossa molto intelligente aver scelto due persone che non sono gay. Secondo me torna molto utile nel film, perché poteva sminuire la portata di quello che si stava facendo. Thyago, quando dovevamo girare quella scena, si è fumato tipo un pacchetto di sigarette, era molto nervoso. Io non fumo. E quindi gli ho detto: “Sì Thyago, stai tranquillo… Siamo amici!”.»

 

One comment

  • Emilia R.

    Ho avuto modo di vedere il film e ho trovato l’interpretazione di Massimo Poggio davvero eccellente. Complimenti a lui e a tutto il cast.

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *