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Recensione: At the end of the day

Voto: 2,5/5

Nelle sale dal 22 luglio, “At the end of the day” arriva in Italia dopo essere passato attraverso vari festival tra cui il Courmayeur Noir in Festival dello scorso anno. Questo non dovrà trarre in inganno sul genere di film di cui stiamo parlando. Il noir è spesso un’etichetta in cui si fanno rientrare molti prodotti diversi e di propriamente noir in questo film c’è ben poco. Si tratta invece di un thriller/horror di produzione italiana, con un cast internazionale di attori poco noti che recitano in inglese, scelti per rendere il prodotto esportabile (operazione riuscita poiché la Universal, che ne ha acquistato i diritti, lo ha venduto già in molti paesi).

Un gruppo di amici organizza una partita di soft air in un campo di prigionia abbandonato. Le armi che usano sembrano vere, i proiettili sono sostituiti da pallini di plastica. Presto si accorgono che nel luogo dove credevano non ci fosse nessuno si nascondono invece uomini spietati, determinati a farli fuori l’uno dopo l’altro in un gioco al massacro in cui nessuno sembra avere possibilità di salvezza. Quando una di loro, Monica, viene rapita e tenuta come ostaggio, sua sorella Lara cerca in ogni modo di salvarla e salvarsi, provando ad assecondare le regole del gioco.

Ispirata a fatti realmente accaduti nel 1992, la vicenda potrebbe accadere in qualunque luogo e in qualunque tempo. Questa sospensione delle coordinate spazio-temporali non è però plausibile e sembra invece una rinuncia alla responsabilità di trovare una collocazione verosimile alla storia. Cosimo Alemà, noto come uno dei più prolifici registi e produttori di videoclip italiani, porta con sé un bagaglio di esperienze che permette di sperimentare nuove soluzioni visive grazie all’uso disinvolto del digitale. La conoscenza approfondita del campo musicale si rivela anche nella cura insolita della colonna sonora, con ampio spazio dato alle sonorità suggestive della cantante austriaca Anja Plaschg, agli italiani Women in the Woods e al duo statunitense Hammock.

Se sul piano tecnico l’esordio di Alemà è innovativo ed efficace, è la storia ad essere poco incisiva e priva di un messaggio forte da lanciare allo spettatore. È vero che il cinema può talvolta essere puro entertainment, ma di fronte a “At the end of the day” potranno entusiasmarsi solo gli appassionati del genere in grado apprezzare anche gli omaggi al celebre precursore “Deliverance – Un tranquillo weekend di paura” e ai suoi emuli. Agli altri non resterà che un vago senso di inquietudine e insensatezza.

 

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