benvenuti_al_sud-03

Recensione : Benvenuti al Sud

Voto: 3/5

Quando i cugini francesi hanno sancito il grosso successo del film di Dany Boon, Giù al Nord, consacrandolo come il lungometraggio che ha incassato di più al botteghino di sempre, per certi versi la sceneggiatura ci è sembrata perfetta e incredibilmente plasmabile alle dinamiche della nostra Penisola. Gap colmabile invertendo semplicemente i poli messi in gioco, ecco prender forma l’dea di Benvenuti al Sud. Remake del film francese, Luca Miniero adatta la storia del giovane impiegato postale agli stereotipi che da sempre caratterizzano la figurazione Nord/Sud del nostro Paese.

Alberto impiegato postale brianzolo sta per ricevere la desiderata nomina in un ufficio milanese. Disposto a tutto per ottenere la carica, si finge invalido; il gioco dura poco, infatti, una volta scoperta la macchinazione poco elegante, riceve la condanna peggiore che un uomo condizionato da mille stereotipi possa ricevere; il licenziamento? No, il trasferimento in un piccolo paesino campano. Munito di giubotto antiproiettili si immerge in un’avventura bizarra ricca di personaggi grottescamente caratterizzati, che lentamente smusserano le solide convinzioni, frutto di molta ignoranza, che da sempre accompagnano l’impiegato del nord.

Luoghi comini e gag esilaranti, sono il giusto mix per confezionare una commedia all’italiana che vede il sorgere di un’accoppiata da fuochi d’artificio. Claudio Bisio (Alberto nel film) e Alessandro Siani (Mattia), chi meglio di loro poteva assumere il ruolo affidatogli, incarnano perfettamente tutti gli stereotipi che dividono il nostro Paese. Nella Francia di Dany Boon è il nord a conservare tutte quelle tradizioni secolari che agli occhi del sofisticato Sud (la patinata Costa Azzurra), appaiono obsolete e retrograde. Il poco successo del film francese nei cinema nostrani si può attribuire alla forte caratterizzazione dei loro personaggi ed ad un doppiaggio che non rende il giusto merito a differenze che oltre che culturali, sono prima di tutto linguistiche e comportamentali. Ma lo scarto tra l’Italia unita solo durante i mondiali di calcio, ed una Francia alle prese con problemi che potrebbero tranquillamente avvicinare i gradi di parentela (fratelli d’oltralpe?), è facilemnte colmabile. Ecco che nord diventa sud, la Costa Azzurra trasformata in Brianza e il freddo della Manica diviene il caldo partenopeo. La Campania è luogo Ad Hoc che incarna cliché positivi e negativi (a seconda del personale punto di vista di ogniuno) e perfetta cornice per lo scontro culturale. Volutamente esasperato, il film ci porta in una dimensione pittoresca e divertente, che da generazioni fa parte del nostro bagaglio culturale. Da Totò a Troisi, da Abatantuono a Verdone, sono molti gli attori che della caratterizzazione hanno fatto il proprio successo. Ma nella sala cinematografica ridono tutti, il nord come in sud, perchè in fondo al di là del Po’ non c’è terra ladrona di sprechi e Mafia, bensì orgoglioso luogo di conservazione di tradizioni troppo spesso dimenticate. Un luogo dove l’acronimo S.P.Q.R. conserva ancora tutta la sua storica valenza, indipendentemente dalle uscite mortificanti e ridicole, che qualificano coloro che degli stereotipi ne fanno argomento da campagna elettorale.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *