Hereafter

Recensione: Hereafter

Voto: 3/5
L’ultimo film di Clint Eastwood non è sicuramente uno dei suoi migliori. A cominciare dal titolo suscita infatti qualche perplessità. “Hereafter” significa Aldilà e immerge lo spettatore in una dimensione drammatica dagli insoliti risvolti soprannaturali. Ne sono protagonisti una giornalista francese (Cécile de France) che rischia la vita mentre la località dove si trova in vacanza viene travolta da uno tsunami, un operaio americano (Matt Damon) che ha il dono di parlare con i morti e un ragazzino londinese che ha perso il fratello gemello in un incidente. Le tre vicende si sviluppano parallelamente mentre ogni personaggio, nella sua città e in completa solitudine, si confronta col tema dell’esistenza di una vita dopo la morte. E’ solo grazie all’incontro e all’incrocio delle loro storie che i tre riusciranno a dare un senso alle proprie esperienze.
Clint Eastwood conferma qui la cura nella stesura diretta dei temi musicali portanti delle sue opere. Continua invece ad astenersi dalla scrittura di soggetti e sceneggiature di volta in volta affidati a collaboratori diversi. Se ciò garantisce alla sua filmografia una ammirevole varietà di storie, il rischio sempre in agguato e finora sapientemente evitato dal grande regista è una certa eterogeneità. Nel caso di “Hereafter” la sceneggiatura è firmata da Peter Morgan, già autore degli ottimi script di “Frost/Nixon” e “The Queen” e qui alle prese con una storia più intima e connessa ad alcune sue esperienze personali. Nessuna ricerca quindi su fatti realmente accaduti come in passato, solo il tentativo di coniugare dramma privato e tragedia collettiva, legando le storie dei personaggi allo tsunami del 2004 e all’attentato alla metropolitana di Londra, che sembra però troppo studiato per risultare coinvolgente.
L’espediente narrativo delle tre storie parallele che si intrecciano non è troppo originale e lo spiritualismo di fondo farà difficilmente presa sui più scettici. Il sospetto è che si tratti di un film su commissione, che il prolifico Eastwood ha accettato e reso proprio, forse senza crederci fino in fondo e senza convincere del tutto. Il suo stile, ormai consacrato come classico, resta impeccabile. La recitazione degli attori, a partire dai protagonisti Cécile de France e Matt Damon, riconfermato dopo il recente “Invictus”, è orchestrata in modo magistrale. Il dramma squisitamente umano dell’individuo di fronte al mistero della morte viene riportato, per quanto il testo di partenza lo consenta, alla sua dimensione più concreta, con quell’aderenza alla realtà che caratterizza il cineasta. Ma è soprattutto nella storia dei gemelli Marcus e Jason che Eastwood imprime il suo marchio inconfondibile, realizzando un paio di scene memorabili, come quella del funerale di Jason e del cappello che sfugge nella metro, che da sole valgono l’intero film. Da vedere in ogni caso.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *