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Recensione: Nowhere Boy

Voto 3/5

A trent’anni dalla morte di John Lennon, esce nelle sale Nowhere Boybiopic diretto dall’esordiente Sam Taylor-Wood e dedicato all’adolescenza del famoso musicista.

1955, Liverpool: il giovane Lennon (Aaron Johnson), insofferente nei confronti dell’autorità scolastica e di quella familiare, vive un’adolescenza da tormentato ribelle alla ricerca della sua strada. Ai ferri corti con la zia Mimi (Kristin Scott-Thomas) che lo ha cresciuto, John cercherà di recuperare il rapporto con la madre Julia (Anne-Marie Duff), dalla quale era stato separato in tenera età. Si troverà così conteso tra due carismatiche figure femminili, l’una agli antipodi dell’altra: l’algida e severa zia che, pur nella sua intransigenza, nutre per lui un profondo affetto, e la fragile madre, donna instabile e inaffidabile che prova però per il figlio un amore intenso, a tratti quasi incestuoso. Se da un lato il rapporto con la madre sconvolgerà ulteriormente il precario equilibrio del giovane, dall’altro sarà proprio la carismatica donna a indirizzare il figlio verso la musica, creando un universo segreto da loro condiviso nel quale Lennon troverà finalmente una dimensione in cui convogliare l’inquietudine che lo agita.

Chi si aspetta dal film dettagli sulla nascita e la formazione della storica band inglese, così come una resa rigorosa delle vicende biografiche del musicista, rimarrà certamente deluso. Pur introducendo accenni alle glorie future, per esempio raccontando l’amicizia con Paul McCartney, la linea narrativa del film si concentra più sulle vicende personali di Lennon che su quelle collegate ai Beatles, raccontando la storia privata dell’adolescenza di un ragazzo che, francamente, potrebbe chiamarsi in qualsiasi altro modo. Diventando un racconto universale, Nowhere Boy riesce a evitare la tendenza all’aneddoto o alla celebrazione tipica di certi film biografici. D’altro canto, la narrazione cade a volte vittima di facili contrapposizioni e manca forse di originalità, tanto nella rappresentazione delle situazioni quanto dei personaggi. A una linea narrativa a poco innovativa sopperisce comunque l’interpretazione degli attori, in particolare le interpretazioni femminili, che riescono a disegnare, pur all’interno dei confini in cui sono costrette, personaggi complessi, e a creare situazioni di forte coinvolgimento emotivo.

 

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