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Recensione: RCL – Ridotte Capacità Lavorative

Voto: 2,5/5

Circondato da prevedibili polemiche, è stato presentato al recente Torino Film Festival ed è ora in sala il documentario “RCL”,  ideato da Alessandro Di Rienzo e diretto da Massimiliano Carboni. Oggetto centrale del film è Pomigliano d’Arco, il paese campano balzato agli onori della cronaca dopo il referendum dello scorso giugno sulle nuove modalità contrattuali previste per i dipendenti Fiat. All’anteprima torinese era stato invitato persino Sergio Marchionne, come chiaro tentativo di creare un contatto con la dirigenza dell’azienza il cui logo viene richiamato nella grafica di lancio del film. Il titolo – “Ridotte Capacità Lavorative” – fa esplicito riferimento a quella categoria di operai Fiat, la cui attività è limitata da patologie fisiche attribuibili a un prolungato lavoro alla catena di montaggio.

Il documentario dà voce alle diverse parti in causa: la politica rappresentata dal sindaco locale, la Fiom nella persona di un “burocrate del sindacato”, come lui stesso si definisce, e soprattutto i diretti interessati, cioè gli operai. L’espediente narrativo che fa da filo conduttore è la presenza di una troupe che gira per le strade del paese, compiendo dei sopralluoghi. Ecco dunque Paolo Rossi, nei panni di se stesso, che per l’intera durata della pellicola si chiede – e chiede in giro – quale sia il genere più adatto per fare un film su Pomigliano. Si spazia dal surrelismo civile alla fantascienza, dalle lotte medievali allo spionaggio industriale.

La ricerca di un genere, altro non è che la ricerca di una categoria per interpretare il reale, ma la realtà di Pomigliano si presenta troppo complessa per essere colta in tutti i suoi risvolti e per essere rappresentata, finendo per sfuggire di mano agli stessi realizzatori del film. La strada del surrealismo civile avrebbe dovuto essere perseguita fino in fondo. I momenti più riusciti sono infatti quelli in cui la chiave comica di Paolo Rossi e della sua squadra si fa elemento destabilizzante e rivelatore delle contraddizioni di un paesino proiettatto verso la globalizzazione, senza mai essere veramente uscito da una condizione rurale.

Scarsità di mezzi e low budget non bastano a giustificare un ritmo che non decolla mai davvero, con tempi morti tra le diverse sequenze, e una regia piatta che si nasconde dietro il pretesto dell’effetto reality. Non è solo apprezzabile, ma necessario che il cinema si occupi di situazioni anomale e drammaticamente attuali della realtà contemporanea. In questo caso però i contenuti non hanno trovato un linguaggio adeguato per cui si possa parlare di vero cinema. Imperdibili sono comunque alcuni momenti dell’immenso Paolo Rossi, come l’ esilarante monologo, immerso nell’alba livida di Pomigliano, in cui prende vita davanti agli occhi dello spettatore il soggetto per un film satirico-fantascientifico sulla liberazione della classe operaia.

 

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