movie_review_-_everybodys_fine

Recensione: Stanno tutti bene

Voto: 2,5/5

Frank Goode (Robert De Niro) è un padre di famiglia alle prese con il pensionamento e la solitudine. Ha passato tutta la vita a costruire cavi telefonici, lavorando per permettere alle persone di comunicare; in famiglia, però, era la moglie il fulcro della comunicazione, il tramite tra lui e i quattro figli. Rimasto solo, Frank è impegnato nel difficile tentativo di ridefinire i termini dei suoi rapporti familiari, cercando di instaurare un nuovo contatto con i figli ormai adulti e lontani. Quando il suo invito a casa per le feste viene unanimemente declinato, Frank decide di partire e far visita ai ragazzi: lungo il viaggio scoprirà che le loro vite non sono esattamente come lui le aveva immaginate.

Remake di un film di Tornatore del 1990, Stanno tutti bene parte con le migliori premesse: le immagini dell’America con i suoi vasti spazi, le grandi città affollate e le silenziose campagne illuminate dal sole, incorniciano e sottolineano l’isolamento del protagonista mentre De Niro, con la sua delicata e pacata interpretazione, dona alla narrazione il giusto ritmo. Purtroppo però il film non ha il coraggio di andare fino in fondo e da road movie malinconico ma sincero si trasforma ben presto in una dramma consolatorio di riconciliazione familiare. La tematica dell’incomunicabilità viene affrontata in maniera ruffiana e stucchevole e il rifiuto del padre da parte dei figli viene artificiosamente e superficialmente giustificato dall’altruistico desiderio di nascondere al genitore le verità più dolorose. Tutto il potenziale della narrazione è infine sprecato in un epilogo edulcorato, che toglie spessore e mordente a tutta la vicenda e non può che infastidire. Insomma, come recita il titolo, anche il film “va bene”, ma niente di più: una pellicola discreta, che lascia la sensazione di un’occasione mancata.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *